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Reporters Sans Frontières versus NSO Group

Lo scorso 5 agosto passa quasi inosservata l’azione legale promossa da 17 giornalisti di 7 paesi “identificati come potenziali o conclamate vittime della sorveglianza Pegasus” insieme a Reporters Sans Frontières (RSF) contro NSO Group. Per quanto riguarda l’Italia, l’Ansa propaga il giorno seguente. La stessa carenza di copertura informativa avvenuta in occasione della denuncia del 20 luglio presentata da RSF “insieme a due giornalisti franco-marocchini” – Maati Monjib e Omar Brouksyed – alla Procura di Parigi. La nuova azione legale integra la denuncia di luglio. RSF aveva inserito il gruppo NSO nella lista 2020 dei predatori digitali della libertà di stampa pubblicato in occasione della Giornata mondiale contro la Cybercensura. NSO nel 2019 chiedeva una rettifica al Financial Times dichiarando che la sua tecnologia non aveva capacità di hacking a servizi app o cloud.

RSF dettaglia i giornalisti per paese: Azerbaigian (2 giornalisti), Messico (5), India (5), Spagna (1), Ungheria (2), Marocco (1) e Togo (1), “Tutti questi giornalisti praticavano un giornalismo libero e indipendente su argomenti di pubblico interesse. Sanno o hanno seri motivi per temere di essere stati spiati dal loro governo” – informa il comunicato RSF –  “Diversi sono stati vittime per molti anni della vendicatività del loro governo, come Hicham Mansouri in Marocco o Swati Chaturvedi in India, vincitore del premio RSF per il coraggio 2018, per il quale RSF ha fatto appello alle Nazioni Unite lo stesso anno. Alcuni sono stati persino spiati da uno stato straniero, come lo spagnolo Ignacio Cembrero , molto probabilmente osservato dal Marocco“. Non diminuiscono dunque i riferimenti al Marocco come cliente NSO e costante usufruitore delle licenze d’utlizzo Pegasus, paese alla ribalta del Pegasus Leak per il tentativo di spionaggio di uno dei numeri del presidente francese Emmanuel Macron. La denuncia del 20 luglio è fondata su diversi reati che vanno dalla violazione della privacy alla raccolta, inserimento ed estrazione di dati.

La denuncia presentata dagli avvocati RSF William Bourdon e Vincent Brengarth inizialmente contro ignoti è in realtà diretta al gruppo NSO, proprietario del software spyware Pegasus, chiarisce RSF, e incentrata in particolare sui reati di “violazione della privacy (art. 216-1 c.p.), violazione del segreto epistolare (art. 226-15), raccolta fraudolenta di dati personali (art. 226 -18), inserimento fraudolento di dati, estrazione fraudolenta e accesso a sistemi automatizzati di dati (artt. 323-1 e 3, e 462-2), nonché indebito impedimento alla libertà di espressione e violazione della riservatezza delle fonti (art. 431-1)“. Una denuncia che si aggiungeva a quelle presentate da terze parti in altri paesi e a quella presentata da Facebook WhatsApp precedente alle rivelazioni del 2019sull’attacco allo smartphone di un centinaio di giornalisti, attivisti per i diritti umani e dissidenti politici“, con forti conseguenze sul brand NSO dal 23 dicembre 2020. Il 22 luglio 2019 il Financial Times (FT) aggiungeva su richiesta NSO una nota all’articolo sullo spyware NSO che offriva chiavi d’accesso ai Cloud Big Tech in cui si specificava che la società non ha capacità hacking per app, servizi o Cloud.

Un diritto di replica dovuto a cui FT rispose con articoli successivi riportanti fatti che affermavano il contrario. Le capacità di hacking del Pegasus sono indiscusse: ogni dispositivo con tracce dello spyware NSO è esposto anche all’estrazione di dati. Lo shitstorm subito da Ghada Oueiss, giornalista di Al-Jazeera, è una delle possibilità che offre il Pegasus come altri spyware di ultima generazione: raccolta ed estrazione dati; monitoraggio passivo del dispositivo; raccolta attiva tramite fotocamera, microfono, GPS; raccolta dati programmabile su eventi specifici che attivano automaticamente il servizio raccolta; trasmissione dati. Per quanto l’enough is enough del 21 luglio affermi che NSO è oggetto di una “campagna mediatica pianificata e ben orchestrata guidata da Forbidden Stories e spinta da gruppi di pressione“, dichiarando il gruppo estraneo alla gestione del sistema non avendo accesso ai dati dei propri clienti, resta il fatto che le licenze di utilizzo Pegasus sono limitate e che la proprietà non regge il confronto con il leak. “Questo spyware è estremamente sofisticato e modulare” – Citizen Lab 2016 – “Uilizza una crittografia avanzata“.

PR Intruder Press

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