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Pull Factor SAR e Ong su incremento sbarchi in Italia?

La narrativa che indica le operazioni di ricerca e salvataggio (SAR) in mare come pull factor (“fattore d’attrazione”) dei flussi migratori irregolari fu oggetto di uno storytelling politico che raggiunse il suo apice tra l’estate e l’atunno del 2019. Distante e con pochi punti in comune con quella del triennio 2015/2017 coeso a frenare le incursioni del terrorismo islamico, nel 2020 spin doctor e comunicatori politici lo alimentarono evidenziando le attività degli speculatori nel Mediterraneo, fino a quando l’attenzione mediatica e politica si spostò necessariamente sul tematiche di contingentamento pandemico: le inchieste ebbero la giusta rilevanza nella primavera 2021. L’estate bianca 2021 vede un ritorno ai tentativi di strumentalizzazione delle attività Ong al netto di realtà oggi documentate anche dalle riprese ResQ.

Il pull factor imputato alle Ong impegnate in SAR appartiene a strategie di Social { storytelling } Network che nulla hanno a che vedere con analisi oggettive, critiche e approfondite dei flussi migratori sulle rotte critiche del mare Mediterraneo. Con gli occhi delle migrazioni, l’incremento dell’emergenza migranti che ha portato alla creazione dell’Agenzia Frontex non nasce dalle coste nord-africane ma ci arriva alimentato da migrazioni continentali. La percezione dell’Italia invasa dai migranti irregolari “così falsata rispetto alla realtà, mette in luce la grande sovraesposizione mediatica degli ultimi tempi” – Ipsos ottobre 2019 in sintesi Ciack MigrAction su dati che mostrano gli effetti del clima d’odio costruito e promosso generante “percezioni distorte, che alimentano paure infondate verso chi arriva in Italia in cerca di accoglienza. Paure che diventano prioritarie rispetto a problemi più concreti e reali“. Stesse strategie utilizzate in emergenza pandemica come pull factor di basi elettorali in contesti di campagne elettorali permanenti ad uso social. Indicativi gli attacchi contro Sea-Watch, visione distorta d’esclusiva italiana.

Il pull factor imputato alle Ong impegnate in SAR “è diventato un luogo comune durante la “crisi dei rifugiati” del Mediterraneo. Questa narrativa è stata spesso utilizzata per criticare le organizzazioni umanitarie non governative (ONG) che conducono SAR al largo delle coste libiche, considerate come un incentivo per i trafficanti di esseri umani a organizzare le partenze” – 22 novembre 2019, Sea Rescue NGOs: a Pull Factor of Irregular Migration? (PDF) – “In questo report di analisi abbiamo esaminato i flussi migratori dalla Libia verso l’Italia tra il 2014 e il 2019. Non troviamo alcuna relazione tra la presenza delle ONG in mare e l’incremento dei migranti che lasciano le coste libiche. Sebbene siano necessari più dati e ulteriori ricerche, i risultati della nostra analisi mettono in discussione l’affermazione che le operazioni SAR non governative siano fattore di attrazione per le migrazioni irregolari attraverso il mediterraneo“. L’analisi parte dalla considerazione dell’intervento italiano “in risposta al crescente numero di vittime” che nell’ottobre 2013 lanciò l’operazione Mare Nostrumutilizzando mezzi della Marina e della Guardia Costiera“.

L’obiettivo di Mare Nostrum “salvare i migranti in acque internazionali al largo delle coste libiche” venne criticato perché considerato fattore d’attrazione non intenzionale che incoraggia i migranti a tentare la sorte in mare. Questa critica nata in House of Lords portò dopo un anno alla sospensione dell’operazione, sostituita di fatto da missioni europee attualmente convergenti nel quadro operativo EUNAVFOR MED IRINI. Nel corso degli anni le missioni europee “si sono in gran parte astenute dalla conduzione di SAR protattive“, creando forti mancanze nelle capacità di soccorso delle unità marine nazionali. Il divario venne colmato in accordo e concerto con diverse Ong “che hanno assistito oltre 115.000 migranti tra il 2014 e l’ottobre del 2019“. In Italia la richiesta d’intervento e supervisione delle attività Ong fu demandata inizialmente al bando AICS del 2017. Successivamente, i costanti richiami ad una maggiore coordinazione d’intenti a livello europeo portarno alla costituzione del Frontex e ad un maggior impegno IRINI, contrastato da geopolitche, instabilità sociale, prima che territoriale, della Libia stessa.Tra i risultati: respingimenti su procura.

Q&R:

  1. No, non esiste alcuna correlazione tra le attività SAR delle Ong e l’aumento dei flussi migratori irregolari verso l’Italia. Dalla prima analisi EUI e ISPI, in monitoraggio e analisi anche dataset nazionali e UN, al gennaio 2021: nessuna differenza con o senza Ong al largo. Analisi recentemente estesa al fact cheking sulle migrazioni in contesti di criticità missioni Mediterraneo e alla comparazione gestione Salvini / gestione Lamorgese dell’emergenza migranti.
  2. La narrativa sul pull factor migranti proposta in Italia continua a voler far passare come illegali le operazioni SAR condotte dalle organizzazioni non governative impegnate nel Mediterranee, come con l’Ocean Viking, seppure aprendo a ipotesi comunicative differenti. Si tratta di narrazioni che non offrono altre prospettive d’ingaggio, che per forza di cose non informano sul credito dato alle Ong al di fuori dei paesi italiani, come nel caso di SOS Mediterranee.
  3. La narrazione, per forza di cose mancante di analisi critica, non propone l’attualità dei mancati impegni Frontex con conseguente sovraccarico operativo dell Ong nelle SAR dei mercantili Ue.
PR Intruder Press

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