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No-Vax Misinformation

Il distinguo che esiste tra anti-vax e no-greenpass, favorevoli alla libera scelta vaccinale, è diventato sempre più sfumato nel corso di quest’estate: alleati quasi per forza sul fronte comune dell’obbligo vaccinale, le ragioni dei contrari al green pass trovano l’attenzione di stream no-vax. 24 agosto – “Francesco ha trent’anni, è torinese e ha un nickname che protegge quasi al pari della sua identità perché è quello con cui si è infiltrato assieme ad altri amici di tutta Italia in una serie di gruppi negazionisti” – la Repubblica di Torino. Due settimane prima gli infiltrati su Telegram “avevano chiuso contemporaneamente ben 21 diramazioni locali della rete No Green Pass Italia” tra Alba, Legnano, Roma, Torino ed altre località: prima accreditandosi agli occhi dei gruppi e poi, ottenuto il ruolo di amministratore, chiudendoli.

A coordinare tutta l’operazione è stato un pioniere di queste attività” – riporta l’articolo di Federica Cravero – “un giovane romano che sul web si fa chiamare Capitan Banana. Si presenta nei video con il volto mascherato da occhiali da sole e fazzolettone sul viso, si diletta in un’operazione di educazione collettiva facendo screenshot delle più assurde panzane che la gente scrive sui social e corredandole di commenti pungenti“. Su Telegram c’è un mondo di fake news assurde, racconta Francesco, “il nostro impegno è contro la disinformazione che circola sui vaccini anti-covid“. Fake news assurde “ma anche pericolose” – afferma un’altra infiltrata – “ci sono madri che non fanno più uscire i figli di casa perché hanno parua che vangano contagiati dai vaccinati“. Quello che accade su Telegram, emerso in tutta la sua auttalità nel caso dei tentativi di falsificazione dei green pass, riflette uno spaccato sociale reale per quanto amplificato dalla rete. Insicurezza economica, perdita di prospettive quando non di lavoro, sono le leve emotive su cui agisce la disinformazione, come quelle utilizzate nel 2020 da movimenti resilenti specultativi con effetti sul reale.

Gennaio 2021 - Il Covid non conosce il negazionismo: 23 anni. Reparto di animazione. San Paolo. Brasile. Muore Ygona Moura nota tra i negazionisti brasiliani per il canale youtube che aveva aperto con l’obiettivo di minimizzare gli effetti della pandemia del coronavirus covid-19. Moura muore di covid: "Io sono andata a ballare e mi sono accalcata, avevo tanta nostalgia di questa calca, mi mancava da morire!".

Qui non chiediamo green pass per entrare e il ferimento di una guardia giurata all’entrata di un supermercato, sono le conseguenze di un bombardamento d’informazioni strumentali a storytelling pandemici simili, quando non identici, a quelli del 2020 come quello che voleva necessario il brand primula di Boeri per convincere gli italiani a vaccinarsi. La differenza rispetto alla scorsa estate sta nella vigilanza dei maggiori social network utilizzati per la diffusione di fake news e/o per gli shitstorm. Facebook contro la sussidaria di AdNow, ancora prima Twitter contro Vox Italia, sono due esempi recenti che rispondono anche alle fake news sui ban automatici applicati dai social senza alcuna supervisione umana. Il caso Twitter: l’Italia ha accordi in essere con il network da febbraio 2020. La libertà di espressione e di opinione è certo un diritto da tutelare entro certi limiti spesso superati: azioni come quelle condotte dal Gruppo HART nel tentativo di influire sull’opinione pubblica del Regno Unito sulla falsa riga di una Cambridge Analytica dedicata al covid; l’onda disinformante che ripropone notizie vecchie spacciandole per nuove; i continui tentativi di discreditare le campagne vaccinali e gli stessi vaccini, negando evidenze per propagare opinioni.

Ricordo a tutti una cosa complicata da ammettere: noi della Lega siamo molto soli. Quelli che dovrebbero essere i nostri alleati sono favorevoli all’obbligo vaccinale” – dichiarava il deputato Claudio Borghi, tra i più attivi nel promuovere le ragioni no green pass in parlamento. No green pass non significa no-vax ma l’effetto di mesi di propaganda attuata dai vari mandanti della disinformazione no-vax, anche su TikTok, nel sostenere con i propri stream una ragionevole e lecita opposizione al green pass – che domanda quanto davvero sia sicura la prima generazione di vaccini – ha prodotto nel tempo la percezione di un unico movimento “ideologico” che non corrisponde alla realtà degli schieramenti: esiste un abisso tra chi si oppone all’obbligo di vaccinazione e chi fin dalla dichiarazione di pandemia ha speculato sulla necessità d’informazione delle persone divulgando falsi – screen, informazioni, ricerche – alimentando ignoranza e campagne d’odio ingiustificabili – se non nel dar spazio a circuiti di donazioni – che oggi trovano risposte decise contro qualsiasi tentativo di screditare o rallentare le azioni di contrasto alle varianti del virus.

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