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Nudge vaccinale

I vaccini mRNA non sono vaccini. Falso. Logically. 27 luglio. Tra le migliaia di messaggi online esaminati dal team di verifica della tech che ha rivelato le attività nudge del gruppo HART, uno riguardava l’affermazione di Anna de Buisseret sulle specifiche dei vaccini mRNA: “non risponde alla definizione legale di vaccino”, in aperto contrasto con WHO e MHRA che classificano i vaccini mRNA come vaccini efficaci. MHRA definisce medicinale “qualasiasi sostanza o combinazione di sostanze presenti aventi proprietà curative o preventive alle malattie” e come dispositivo medico “qualsiasi strumento, apparato, apparecchio, software, materiale utilizzato per diagnosi, prevenzione, monitoraggio, trattamento o alleviamento di malattie”. Queste informazioni sono tutte disponibili e consultabili gratuitamente online, in nessun caso prese in considerazione come fonti dai flussi che servono misinformation vaccinali ad un parco utenze minimamente interessato al credito delle fonti ufficiali.

Il 20 luglio l’attività di Anna de Buisseret fu oggetto di fact check Reuters per un video diventato virale “che mostra una donna che dice agli agenti di polizia britannici che i vaccini COVID-19 sono illegali“. La donna in questione, riportava Reuters, “sembra essere Anna de Buisseret, che si descrive come un avvocato del lavoro. Su Facebook si fa chiamare anche Anna De Buiscuit“. Coinvolta nella questione sollevata dal video, il 13 luglio la SRA dichiarava in risposta a un tweet che “la notifica degli atti del tribunale deve essere eseguita in un certo modo, ma chiunque può consegnarli alla persona giusta, incluso un avvocato non praticante. Anche il termine ‘avvocato’ non è un titolo protetto e può essere utilizzato da chiunque fornisca servizi legali“. Lo stesso giorno de Buisseret rispondeva indirettamente con un suo tweet: “Sono i miei certificati di pratica che mostrano da quanto tempo sono avvocato. Ho già spiegato più volte che non svolgo “attività legale riservata”, quindi non ho bisogno di un certificato di pratica.“, riaffermando in seguito lo stesso concetto con una email a Reuters con cui incoraggiava l’agenzia a verificare le violazioni di cui era accusata.

Il fact-check Reuters rispondeva: “L’argomento di Buisseret si basa sul presupposto che i vaccini COVID-19 siano dannosi. Tuttavia, gli effetti collaterali pericolosi sono molto rari. Come Reuters ha sottolineato più volte, i vaccini sono rigorosamente testati, autorizzati e monitorati dalla società che produce il prodotto e dalle autorità governative indipendenti. Nel Regno Unito, questa è l’Agenzia di regolamentazione dei medicinali e dei prodotti sanitari (MHRA)“. Il report include anche considerazioni legali: “L’argomento di Buisseret sulla legalità del lancio del vaccino in Gran Bretagna è seriamente fuorviante“, con distinguo tra gli statuti, che “sono leggi approvate dal Parlamento e sono generalmente la più alta forma di legge“, e le convenzioni che “sono pratiche non scritte che si sono sviluppate nel tempo e il diritto comune si evolve attraverso precedenti stabiliti da precedenti casi giudiziari“. Per la sua inchiesta Reuters si è avvalsa della consulenza di Julian Hitchcock, avvocato specializzato in regolamentazione su medicinali e vaccini: “non troviamo alcuna base per le sue affermazioni, che consideriamo false e gravemente fuorvianti“.

Sono diverse le verifiche indipendenti effettuate sulla messaggistica del gruppo HART depositata su DDoSecrets – con recente update di 3 gigabytes sui 7 inizialmente dichiarati – che ritengono Anna de Buisseret tra i membri più estremisti per tipologia di contenuti. Nessun membro del gruppo, così come indicato da Logically. sembra aver contestato le sue affermazioni mentre sono diversi quelli che imputano ai vaccini vulnerabilità a lungo termine sulla salute delle persone, e che sostengono la teoria sul calo dei tassi di mortalità negli anziani non dovuto all’efficacia dei vaccini ma al fatto che la prima ondata del virus aveva eliminato i più vulnerabili. Tutte affermazioni che non hanno retto alla prova del tempo e all’aggressività delle varianti Covid in UK: rimbalzo di decessi con picco vicino a quello della variante Alpha di marzo, aumento dei casi di contagio con picchi rilevanti da agosto, abbassamento dell’età media dei contagiati, e agli arrivi in terapia intensiva di persone spesso scoperte dal vaccino o da ciclo vaccinale completo si aggiunge l’allarme sulle divergenze in atto che rischiano di rendere inefficace la risposta globale delle campagne vaccinali.

I tentativi di orientare l'opinione pubblica su narrative discordanti dalle azioni del governo del Regno Unito, alimentando insicurezze speculari a quelle conseguenti i lockdown della prima ondata della pandemia, è una pratica che coinvolge gioco forza la diffusione di notizie sui media digitali. Una pratica che attrae interessi speculativi differenti a scopo di lucro e/o di Coordinated Inauthentic Behavior come di propaganda politica. Quanto contenuto nella messaggistica HART copre argomenti noti in ambienti no-vax e negli ultimi mesi diffusi anche tra i contrari all'obbligo del green pass: chi sostiene scopi antietici dietro le campagne vaccinali, chi correla la teoria della cospirazione sui vaccini a quella del 5G, chi suggerisce di mantenere un basso profilo pubblico sulla questione delle campagne vaccinali per agire con "spinte gentili" di dissuasione, argomentando dove possibile con questioni coerenti alle preoccupazioni più comuni - efficacia dei vaccini, validità dei test effettuati sui vaccini, dubbi sui casi di decessi improvvisi, preoccupazione sulla possibilità di eventuali danni sul sistema immunitario, preoccupazione sulla possibilità che i vaccinati veicolino il virus.

Al caotico panorama che oggi accomuna movimenti no-vax e contrari al green pass, che per sua stessa definizione – secondo lo storytelling in valutazione – implicherebbe l’obbligo coatto alla vaccinazione, le ultime settimane aggiungono una serie di fatti che hanno contribuito a stigmatizzare la percezione di un unico fronte avverso alle norme di contenimento del covid. Per quanto questa percezione sia lontana dalla realtà, quanto accade ed è documentato non solo in Italia, è il segnale che l’esasperazione prodotta da puntuali azioni di disinformazione mirata sia influenzata e influenzabile da derive speculative.

Q&R:

  • Insofferenza verso il giornalismo non schierato con gli stream no-vax o verso la sovrainformazione? Quello che accade negli USA è esemplificativo: minacce a freelance e gli assalti a giornalisti impegnati in reportage su manifestazioni no-vax, coordinati da chi avrebbe dovuto garantire la sicurezza della manifestazione, correlabile all’assalto del 6 gennaio a Capitol Hill tornato di rilevanza attuale per i 3.000 video analizzati dal The New York Times. In Italia, l’insofferenza no-vax contro i giornalisti che si trasforma in minaccia o violenza, a seconda delle testate e dei media che rappresentano, riflette l’incremento di una curva in aumento esponenziale dal 2020: “Il maggior numero di attacchi fisci ai giornalisti segnalati nel 2020 sono avvenuti in Russia, Italia e Regno Unito, mentre Francia, Polonia e Ucraina sono i primi paesi per numero di intimidazioni e molestie subite dai giornalisti” – Annual Report 2021 della Piattaforma europea dedicata al monitoraggio dello stato di salute del giornalismo Ue – “Nel 2020 la Piattaforma ha osservato un aumento degli assalti violenti contro i giornalisti durante la copertura di manifestazioni anti lockdown. Durante il mese di ottobre, la Piattaforma ha documentato per un periodo di due settimane diversi incidenti che hanno riguardato minacce, violenze e intimidazioni ai giornalisti italiani che seguivano le proteste contro il lockdown sul territorio italiano“.
  • La dittatura sanitaria in Italia suggerita dall’obbligo vaccinale è reale? L’obbligo alla vaccinazione non è ancora un obbligo in Italia ma c’è l’apertura del governo a renderlo tale, il green pass al contrario è uno strumento sotteso a norme che lo rendono un obbligo per garantire un’adeguata risposta sociale alle difficoltà derivanti dalla convivenza con una pandemia che la risposta globale monitorata da MLT prevede di normalizzare entro il 2022. I protocolli green pass non sono un’iniziativa italiana ma questa è la percezione maggioritaria nei gruppi no green pass che si confrontano sui social e trovano sfogo su Telegram. Gruppi no green pass solo di nome che riuniscono persone mosse dalle motivazioni più disparate e che diventano oggetto d’interesse anche per portfoli clienti.
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