notiziazione

Account ufficiale dell’Intruder sulla piattaforma social Twitter, Notiziazione è la contrazione di Notizie in Azione: tra fact check e aggiornamenti in tempo reale dei temi monitorati dalla nostra Legacy. Tutti i tweets pubblicati, qui sono riproposti in formato testuale e raccolti per tag selezionato, al netto di immagini e video.

28/04/2020 | I trend della #politica al tempo del #COVID19italia sintetizzati in satira da @CarloCalenda. twitter.com/CarloCalenda/s…

18/04/2020 | No. Nessuna #censura e niente #politica. Ecco (tra gli altri) chi c'è dietro gli articoli e le inchieste su #bufale e #fakenews: @butacit @FactaNews @Open_gol @neXtquotidiano e @Bufalenet, le cui info sono tutte in chiaro su bufale.net/la-redazione/ twitter.com/Donzelli/statu… https://t.co/bUDSQdwgDt

16/04/2020 | #sessismo e #politica che punta alla pancia: "il 27% dei tweet negativi esprime disprezzo, odio e violenza verbale nei confronti delle #donne, con un linguaggio che rivela la natura sessista e violenta del disadattato medio italiano" e #report @amnesty: amnesty.it/sessismo-da-ta… twitter.com/CarloCalenda/s… https://t.co/7AuYZjuAeK

16/04/2020 | #Report (in inglese) @IMFNews inclusivo di #politica economica in #Europa: "Questo #tracker sintetizza le risposte economiche chiave che i governi stanno prendendo per limitare l'impatto sociale ed economico della #pandemia di #COVID19. Il tracker include 193 economie nazionali". twitter.com/IMFNews/status… https://t.co/bUASP8TV2n

23/04/2012 | Iniziano le manovre di avvicinamento alla prossima campagna elettorale per le Politiche del 2013. Il tema è quello più delicato: i rimborsi elettorali. Sulla scia degli scandali che hanno colpito la Margherita e la Lega Nord, nasce l'ideale del "partito autofinanziato", la raccolta firme per l'abrogazione della "normativa rimborso" ma in concreto: è davvero possibile ottimizzare le risorse utili per l'attività politica ? C'è un 7% in crescita che deve fare riflettere.

Un partito autofinanziato. È questa la sfida del nuovo progetto targato Berlusconi-Alfano.

Ad annunciarlo è proprio il segretario del PdL che ha svelato l'importante novità: "Faremo il primo movimento politico del tutto autofinanziato, perché noi vivremo solo con il contributo volontario di chi vorrà finanziare le nostre idee, il nostro ideale politico, la nostra azione parlamentare".

Ma il tema è caldo anche per gli altri partiti politici.

Sulla scia di quanto accaduto negli ultimi mesi, con gli scandali che hanno colpito la Margherita e la Lega Nord, è partita l'iniziativa di una raccolta firme organizzata dall'Italia dei Valori. L'obiettivo è di cancellare l'attuale normativa, quella che - a detta del leader dell'IdV, Antonio di Pietro - "è un finanziamento pubblico ai partiti mascherato da rimborso elettorale"Si punta a ripristinare il rimborso elettorale che prevedeva l'erogazione di un euro per ogni voto ricevuto. Nuove regole le auspica anche il Presidente del Senato Renato Schifani che punta alla riduzione dei finanziamenti ai partiti ed a maggiori controlli. "Il Parlamento" ha affermato - "fissi regole e principi affinché il denaro pubblico venga utilizzato solo per fini elettorali e politici".

Ma, in concreto..

E' davvero possibile per i partiti risparmiare ed ottimizzare le risorse loro erogate?
Osteggiato dai più populisti, difeso a spada tratta dai vecchi partiti, agognato dai nuovi (quasi tutti), è indubbio che il finanziamento ai partiti in Italia sia degenerato in sprechi abissali ed ingiustificabili. E non parlo solo degli ultimi episodi di cronaca, di diamanti, lingotti d’oro, affitti o ristrutturazioni di appartamenti (più o meno inconsapevoli). Mi riferisco, invece, ad una delle maggiori spese affrontate dai partiti (e finanziata con fondi pubblici): la pubblicità. Soprattutto a ridosso delle campagne elettorali, i partiti si danno un gran da fare per far sentire la propria voce.

Tonnellate di manifesti, volantini , facsimile e santini invadono le nostre strade. Candidate e candidate cercano di sopraffarsi l’un l’altro occupando le postazioni migliori, spesso anche non consentite (a proposito, anche le multe per i manifesti elettorali abusivi vengono pagate con i fondi pubblici?) in una lotta all’ultimo centimetro di muro ed all’ultimo secondo di campagna elettorale. Tonnellate di materiale promozionale dicevamo. Ma è davvero utile?

Premetto che questo mio inciso non vuole essere un’analisi, ma solo uno spunto di riflessione.

Mi chiedo..

  • Quante persone in Italia hanno cambiato intenzione di voto dopo aver visto un manifesto per strada o aver incrociato una campagna di stickering ?
  • Quanti si sono convinti a votare un elettore piuttosto che un altro dopo aver trovato un santino od un facsimile nella propria buca elettorale?
Non ho dati capaci di fare casistica nazionale per poterlo affermare con certezza, se non quelli prodotti dai brief con cui sono venuto in contatto nell'ultimo anno, ma sono convinto che i numeri percentuali difficilmente arrivino alla doppia cifra.

E allora? Bisogna abolire la promozione outdoor? Non dico questo.


Tuttavia c’è un dato che deve far riflettere. Anzi un numero: 7%. È l'incredibile percentuale che gli ultimi sondaggi attribuiscono al Movimento 5 Stelle (M5S) se si votasse oggi.

Percentuale che attesterebbe il partito di Beppe Grillo come terzo partito italiano, subito dopo PD e PdL, prima dell'UdC, tutti partiti che spendono milioni di euro in campagne affissioni e stampa. Già, perché -senza fare disamine politiche, ma soffermandoci solo ad uno sguardo sulle modalità di autopromozione- il Movimento 5 Stelle è un caso unico nel panorama italiano: niente manifesti, niente fac simile, niente degli strumenti tradizionali, insomma.

Il Movimento 5 Stelle utilizza un unico strumento di promozione: l’internet come primo media informativo, di confronto, divulgativo e di aggregazione.


[ N.d.R. ] Nell'ultimo trimestre del 2011, Crespi Ricerche diffondeva i risultati di un sondaggio sulla fiducia degli Italiani nelle leadership politiche. In quel contesto, l'M5S rappresentava un osservatorio privilegiato per interpretare le attitudini dell'elettorato italiano nei confronti della politica, "per la sua capacità di raccogliere persone già schierate sotto bandiere anche agli antipodi, tutte accomunate dall'idea, se non l'esigenza, di una partecipazione attiva e consapevole del cittadino alla vita politica italiana", come risposta al crollo delle certezze di appartenenza ideologica.

Comunque la si pensi sulle idee di Beppe Grillo e compagni è innegabile che un modo per far sentire la propria voce, eliminando una grossa fetta degli sperperi fatti dai partiti, esiste. Un'alternativa alla stampa e alle affissioni c'è sempre stata, ma oggi la prova della sua forza dirompente è sotto gli occhi di tutti. E non parlo solo di strumenti di promozione gratuita come blog o canali social.

Una domanda..
vale più uno sguardo ad un manifesto od un clic?
Io voto per il secondo. Costa decisamente meno, non inquina , non deturpa le città e, soprattutto non dimentichiamoci che una campagna deve essere prima di tutto efficace.
Un clic ? è intenzionale e misurabile.

Non so, in estrema sintesi, se è giusto o meno abolire il finanziamento pubblico ai partiti.
Ma di sicuro i partiti possono essere più virtuosi nelle loro spese.
A partire dalle loro campagne di comunicazione.

07/04/2012 | Il Made in Italy, finanche Handmade, è un'idea di Cultura e Competenze che non può essere limitata all'appeal di un Marchio. Il Brand aiuta a muovere cultura e interessi nella misura in cui riesce ad interpretare e soddisfare la base sociale da cui attinge competenze professionali. Azione che alle aziende italiane "senza Welfare" non riesce più, complice una crisi che non fa più sconti a nessuno. Il Welfare ? NON è l'Articolo 18 ma è ANCHE quello, Marchionne permettendo.

Sussidiarietà, assistenzialismo e, oggi, la Riforma del Lavoro e quell' Articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori (Legge n. 300 del 20 Maggio 1970) che non si deve toccare ma che si deve toccare perché dopo aver voluto la bicicletta (prima e "seconda" Repubblica) è ora d'incominciare a pedalare sul serio senza perdere altro tempo prezioso a piangere sul latte versato. Lo Statuto dei Lavoratori negli ultimi dieci anni è stato oggetto di periodici tentativi di riforma senza successo a cui puntualmente si sono opposte le forze sindacali a partire dalla grande manifestazione del 23 Marzo 2002. L'attuale Governo Tecnico ne considera sacrificabile l'Articolo 18, nella sua forma attuale, per il bene dello sviluppo del Paese. L'Articolo in questione riguarda la tutela di un lavoratore dal licenziamento illegittimo solo se impiegato in aziende con più di 15 dipendenti, fatta eccezione per le imprese agricole in cui il limite minimo si abbassa a 5 dipendenti. Questa tutela si attiva solo nel caso in cui la Giurisprudenza italiana abbia riscontrato in fase di giudizio l'illegittimità del licenziamento. I numeri relativi ai casi arrivati in giudizio nel corso del 2011 - e poi giunti in Cassazione per la sentenza definitiva - chiamano in causa l'Articolo 18 pochissime volte perché le sanzioni previste al comma 4 dell'Articolo sono un forte deterrente per gli imprenditori.

Statuto dei Lavoratori
Articolo 18
Reintegrazione nel posto di lavoro

1. Ferme restando l'esperibilità delle procedure previste dall'articolo 7 della legge 15 luglio 1966, n. 604, il giudice con la sentenza con cui dichiara inefficace il licenziamento ai sensi dell'articolo 2 della predetta legge o annulla il licenziamento intimato senza giusta causa o giustificato motivo, ovvero ne dichiara la nullità a norma della legge stessa, ordina al datore di lavoro, imprenditore e non imprenditore, che in ciascuna sede, stabilimento, filiale, ufficio o reparto autonomo nel quale ha avuto luogo il licenziamento occupa alle sue dipendenze più di quindici prestatori di lavoro o più di cinque se trattasi di imprenditore agricolo, di reintegrare il lavoratore nel posto di lavoro. Tali disposizioni si applicano altresì ai datori di lavoro, imprenditori e non imprenditori, che nell'ambito dello stesso comune occupano più di quindici dipendenti ed alle imprese agricole che nel medesimo ambito territoriale occupano più di cinque dipendenti, anche se ciascuna unità produttiva, singolarmente considerata, non raggiunge tali limiti, e in ogni caso al datore di lavoro, imprenditore e non imprenditore, che occupa alle sue dipendenze più di sessanta prestatori di lavoro.

2. Ai fini del computo del numero dei prestatori di lavoro di cui primo comma si tiene conto anche dei lavoratori assunti con contratto di formazione e lavoro, dei lavoratori assunti con contratto a tempo indeterminato parziale, per la quota di orario effettivamente svolto, tenendo conto, a tale proposito, che il computo delle unità lavorative fa riferimento all'orario previsto dalla contrattazione collettiva del settore. Non si computano il coniuge ed i parenti del datore di lavoro entro il secondo grado in linea diretta e in linea collaterale.

3. Il computo dei limiti occupazionali di cui al secondo comma non incide su norme o istituti che prevedono agevolazioni finanziarie o creditizie.

4. Il giudice con la sentenza di cui al primo comma condanna il datore di lavoro al risarcimento del danno subito dal lavoratore per il licenziamento di cui sia stata accertata l'inefficacia o l'invalidità stabilendo un'indennità commisurata alla retribuzione globale di fatto dal giorno del licenziamento sino a quello dell'effettiva reintegrazione e al versamento dei contributi assistenziali e previdenziali dal momento del licenziamento al momento dell'effettiva reintegrazione; in ogni caso la misura del risarcimento non potrà essere inferiore a cinque mensilità di retribuzione globale di fatto.

5. Fermo restando il diritto al risarcimento del danno così come previsto al quarto comma, al prestatore di lavoro è data la facoltà di chiedere al datore di lavoro in sostituzione della reintegrazione nel posto di lavoro, un'indennità pari a quindici mensilità di retribuzione globale di fatto. Qualora il lavoratore entro trenta giorni dal ricevimento dell'invito del datore di lavoro non abbia ripreso il servizio, né abbia richiesto entro trenta giorni dalla comunicazione del deposito della sentenza il pagamento dell'indennità di cui al presente comma, il rapporto di lavoro si intende risolto allo spirare dei termini predetti.

6. La sentenza pronunciata nel giudizio di cui al primo comma è provvisoriamente esecutiva.

7. Nell'ipotesi di licenziamento dei lavoratori di cui all'articolo 22, su istanza congiunta del lavoratore e del sindacato cui questi aderisce o conferisca mandato, il giudice, in ogni stato e grado del giudizio di merito, può disporre con ordinanza, quando ritenga irrilevanti o insufficienti gli elementi di prova forniti dal datore di lavoro, la reintegrazione del lavoratore nel posto di lavoro.

8. L'ordinanza di cui al comma precedente può essere impugnata con reclamo immediato al giudice medesimo che l'ha pronunciata. Si applicano le disposizioni dell'articolo 178, terzo, quarto, quinto e sesto comma del codice di procedura civile.

9. L'ordinanza può essere revocata con la sentenza che decide la causa.

10. Nell'ipotesi di licenziamento dei lavoratori di cui all'articolo 22, il datore di lavoro che non ottempera alla sentenza di cui al primo comma ovvero all'ordinanza di cui al quarto comma, non impugnata o confermata dal giudice che l'ha pronunciata, è tenuto anche, per ogni giorno di ritardo, al pagamento a favore del Fondo adeguamento pensioni di una somma pari all'importo della retribuzione dovuta al lavoratore.

Le modifiche all' Articolo 18 fanno parte del Disegno di Legge recante disposizioni in materia di riforma del mercato del lavoro in una prospettiva di crescita. La bozza del Disegno di Legge non è definitiva ma è sufficiente per inquadrare i perché dietro l'utilizzo improprio dell'Articolo come bandiera in difesa del Welfare. La rubrica cambia da "Reintegrazione nel posto di lavoro" all'identità di "Tutela del lavoratore in caso di licenziamento illegittimo", considerando che l'Articolo 18 è l'unico baluardo previsto dalla Legge italiana contro tale eventualità. Considerate le modifiche proposte, parlare di un attentato al Welfare prima e alla Costituzione poi, è uno spregio.



La presidente uscente di Confindustria, Emma Marcegaglia, dichiara al Financial Times che è "meglio non avere niente se il Parlamento non cambia il testo. Questa riforma del mercato del lavoro non è ciò di cui aveva bisogno il Paese" per colpa di un "può" al posto di un "deve". Sconcertante, il fatto che la proposta di modifica sia stata recepita a compartimenti stagni. Replica di Monti: "Per Marcegaglia la riforma è pessima ? Si assuma la responsabilità di quello che ha detto. Tre mesi fa la Confindustria non avrebbe nemmeno potuto sperare che il licenziamento per motivi economici diventasse in Italia come è nei Paesi dove c'è maggiore flessibilità e che il ruolo del reintegro fosse limitato come è con questa riforma, solo a casi di abuso di licenziamenti economici". All'esternazione del Presidente del Consiglio si aggiunge quel "Prima di tutto bisognerebbe essere responsabili anche nei messaggi che si mandano ai mercati e all’estero, bisognerebbe davvero recuperare una rappresentazione corretta e non distorta delle cose e poi, prima di rilasciare certe dichiarazioni, l’articolato avrebbe meritato una lettura più pacata e attenta" di Elsa Fornero, Ministro del Welfare dall' intervista di Mario Calabresi a fare quadrato contro gli inevitabili attacchi della "campagna" comunicativa in supporto dell'interesse ferito che in questo caso parla la lingua del Financial Times, del Wall Street Journal - a cui Mario Monti replica con una lettera aperta al giornale - e del

30/11/2011 | "Un giorno all'anno tutto l'anno" è il claim della Giornata internazionale dedicata ai portatori di handicap. Il 3 dicembre 2011, l'Archivio di Stato ospiterà un incontro tra operatori, opinionisti e osservatori. Focus: le opportunità di lavoro per i disabili. Patrocinato dalla Regione Lazio, dalla Provincia e dal Comune di Roma, l'evento rientra nei programmi previsti per la giornata ONU dedicata alle persone con Disabilità. Quanto lavoro ancora da fare! Quanto poco Welfare!

Il lavoro, in quanto valore assoluto nella vita dell'uomo, è alla base dell'equilibrio psichico e dello sviluppo dell'individualità di una persona che si esprime nel bisogno di appartenenza e di relazioni sociali, nell'essere accettati e sentirsi parte della società di riferimento, nel condividere tempi e spazi della propria vita e nell'essere protagonista del proprio vivere sociale. Queste sono le basi di un mercato del lavoro sempre più inclusivo e sostenibile, così come le Istituzioni devono essere l'interlocutore primo e privilegiato per una riflessione approfondita nella realizzazione del miglioramento delle condizioni lavorative delle persone con disabilità. Fino a qui alcuni dei punti che saranno oggetto dell'incontro previsto in occasione della Giornata internazionale dedicata ai diversamente abili. Il convegno patrocinato dalla Regione Lazio, dalla Provincia e dal Comune di Roma, si terrà presso la sede Eur dell' Archivio Centrale dello Stato Sabato 3 dicembre 2011 e verterà "sulle opportunità di lavoro per i disabili: la situazione attuale e le prospettive future, i passi avanti e il tanto lavoro ancora da fare". Molte Regioni italiane dedicheranno almeno un appuntamento per onorare la Giornata internazionale.

Un giorno all'anno tutto l'anno: "un cammino di pensiero, dove le persone con disabilità siano 'risorse' e non un 'peso', dove il cambiamento sia l'espressione di un'etica fondata sul maggior sostegno possibile per la loro dignità, i loro diritti e il loro benessere". Un cammino difficile se non sostenuto da adeguate politiche di Welfare. La loro integrazione nel tessuto sociale di appartenenza è sostenuta da un Programma Internazionale a cui aderiscono tutti gli Stati membri delle Nazioni Unite (ONU). Le iniziative, le normative, le opportunità lavorative per un'integrazione completa e partecipe delle persone con disabilità sono di competenza delle singole nazioni aderenti, per cui sono una delle voci che interessano gli investimenti nazionali sulle politiche sociali e del lavoro (Welfare).

Il 3 dicembre è la data scelta dall'ONU per la Giornata Internazionale dei Diritti delle Persone con Disabilità. La giornata è stata istituita nel 1981, l'Anno Internazionale delle Persone Disabili, è ha ispirato il Programma Mondiale delle Azioni riguardanti le persone disabili (World Program Action, WPA) adottato dall' Assemblea Generale ONU del 3 dicembre 1982 con la risoluzione 37/52 di cui si riporta la traduzione in Italiano dal documento originale in Inglese:


L'Assemblea Generale,

Viste le risoluzioni: 31/123 del 16 dicembre 1976, con la quale è stato proclamato l'anno 1981 quale Anno internazionale delle persone disabili; 32/133 del 16 dicembre 1977 che ha istituito il comitato consultivo per l'Anno Internazionale delle Persone Disabili; 33/170 del 20 dicembre 1978; 34/154 del 17 dicembre 1979 in cui, tra l'altro, si è deciso di ampliare il tema dell'Anno Internazionale delle Persone Disabili per una "completa partecipazione ed uguaglianza"; 35/133 dell'11 dicembre 1980 e 36/77 dell' 8 Dicembre 1981.

Profondamente preoccupata per le stime secondo cui più di cinquecento milioni di persone soffrono di un qualche tipo di disabilità e che di questi circa quattrocento milioni si trovano nei Paesi in via di sviluppo,

Ribadendo la necessità di continuare a perseguire il diritto delle persone disabili di partecipare pienamente alla vita sociale e di avere parte attiva nello sviluppo delle rispettive società, di godere di condizioni di vita pari a quelle degli altri cittadini, così come di condividere al pari degli altri il miglioramento delle stesse risultante dallo sviluppo sociale ed economico,

Riconoscendo che l'Anno Internazionale delle Persone Disabili ha contribuito all'accettazione da parte della comunità del diritto dei disabili di partecipare pienamente alla vita sociale e allo sviluppo delle loro società e di godere di condizioni di vita uguali a quelle dei loro concittadini,

Convinti che l'Anno internazionale delle persone disabili ha dato un impulso spontaneo e significativo alle attività relative al perequazione delle opportunità per le persone disabili, così come la prevenzione e la riabilitazione a tutti i livelli,

Esprimendo la sua soddisfazione per gli sforzi degli Stati membri nel corso dell'Anno internazionale delle persone con disabilità, atti al miglioramento delle condizioni e del benessere delle persone con disabilità e testimoniati dalla volontà di coinvolgere le persone disabili e le loro organizzazioni di riferimento in tutte le questioni che li riguardano,

Anche esprimendo la propria soddisfazione per le iniziative prese dalle agenzie specializzate e dalle altre organizzazioni delle Nazioni Unite, dalle organizzazioni non governative e, in particolare, dalle organizzazioni delle persone con disabilità,

Prendendo atto della nascita di organizzazioni di persone disabili in ogni parte del mondo e della loro influenza positiva sull'immagine e la condizione delle persone con disabilità,

Avendo considerato l'Affermative Action Plan di Vienna adottato dal World Symposium of Experts on Technical Co-operation among Developing Countries and Technical Assistance in Disability Prevention and Rehabilitation,

Esprimendo il suo apprezzamento al lavoro fatto dal comitato consultivo per l'organizzazione dell'Anno internazionale delle persone disabili,

Dopo aver esaminato la relazione del comitato consultivo per l'Anno internazionale delle persone disabili, relativamente alla sua quarta sessione e alla sua proposta per un Programma Mondiale di Azione riguardante le persone disabili,

Nell'intento di garantire un efficace follow-up per l'Anno internazionale delle persone con disabilità e consapevoli che, se si riuscisse a raggiungere questo obiettivo, gli Stati membri, le organizzazioni e le agenzie correlate al sistema delle Nazioni Unite, le organizzazioni non governative e le organizzazioni di persone disabili dovranno quindi essere incoraggiati a continuare le attività già intraprese, come ad avviare nuovi programmi di attività,

Sottolineando che la responsabilità primaria di promuovere efficaci misure per la prevenzione della disabilità, la riabilitazione e la realizzazione degli obiettivi di "piena partecipazione" delle persone disabili nella vita sociale e sviluppo e di "eguaglianza" spetta ai singoli paesi e che l'azione internazionale deve essere diretta a supportare gli sforzi nazionali relativi,

1. Adotta il Programma Mondiale di Azione riguardante le Persone Disabili secondo quanto previsto nella raccomandazione 1 (IV) dell' allegato alla relazione del Comitato consultivo per l'Anno Internazionale delle Persone Disabili alla quarta sessione;

2. Invita tutti gli Stati membri, tutte le organizzazioni non governative e le organizzazioni di persone disabili e invita inoltre, attraverso un ridistribuzione delle risorse esistenti, tutti gli organi competenti, le organizzazioni e le agenzie associate al sistema delle Nazioni Unite ad assicurare una veloce attuazione del Programma Mondiale di Azione riguardante le persone disabili;

3. Decide di valutare alla sua quarantaduesima sessione, con l'aiuto del Segretario Generale, l'attuazione del Programma Mondiale di Azione riguardante le persone disabili.

A poco meno di un mese dal 29° anno dell'adozione del WPA, le promesse che avevano accompagnato l'Anno Internazionale non hanno superato la prova del tempo. Pur restando attuale, il WPA ha avuto un impatto sulla percezione sociale riguardante le persone diversamente abili inferiore a quanto si auspicasse l'Assemblea Generale del 1982. L'attualità del WPA si riconosce nella "necessità di affrontare la disabilità dal punto di vista dei diritti umani", che è anche il primo segnale dell'assenza di un cambiamento sensibile sulle aspettative sociali delle persone disabili. Le difficoltà incontrate durante gli anni sono tutte riconducibili a problematiche di carattere finanziario: il Welfare richiede una disponibilità di fondi importante perché il suo scopo è quello di dialogare con la comunità per ridurre le diseguaglianze sociali (politiche sociali e del lavoro). Le aree d'intervento del Welfare sono anche quelle che definiscono il profilo di una comunità sociale: Istruzione, Sanità, Lavoro, Cultura, disoccupazione, assistenza per persone a rischio sociale (anziani, invalidi, disabili) ecc.

Il WPA si propone come una strategia globale per migliorare la prevenzione delle disabilità e/o favorirne la riabilitazione al fine di garantire alle persone diversamente abili una partecipazione sociale attiva e paritaria rispetto agli altri membri della loro comunità. Un obiettivo ambizioso nell'anormalità del comune vivere sociale in cui l'esteriorità, l'apparire, l'essere normali, s'identifica nell'appartenenza al gruppo sociale statisticamente predominante, condizionabile dalle priorità stabilite dai fondi destinati al Welfare. Il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali (LPS) conferma l'attuazione della "carta etica" WPA quando afferma che le iniziative promosse "nel campo della disabilità sono finalizzate, in particolare, alla tutela e promozione dei diritti e delle pari opportunità per tutti, al raggiungimento della piena inclusione sociale e della costruzione di una 'società per tutti', anche attraverso la rimozione delle cause che impediscono o limitano l'accessibilità ai diversi ambiti della vita delle persone", però è sempre il Ministero a "confermare" le difficoltà concernenti l'impegno assunto se l'ultima Conferenza Nazionale sulle politiche della disabilità si è svolta nel 2009 e se l'ultima ricerca di rilevanza nazionale promossa dallo Stato in merito alla "promozione degli interventi in materia di protezione sociale e cura delle persone non autosufficienti" risale al 2007 con un incarico affidato all'Istituto per la Ricerca Sociale (IRS) "finalizzato all’analisi del sistema di protezione sociale e cura delle persone non autosufficienti ed alla definizione di possibili proposte per la riforma dell'assistenza ai non autosufficienti in Italia".

Il sistema di protezione e cura delle persone non autosufficienti: prospettive, risorse e gradualità degli interventi, è un'opera imponente. 682 pagine create con l'obiettivo di "mettere a disposizione del Ministero del Welfare e del dibattito pubblico un insieme di dati, informazioni e analisi utili per affrontare la definizione delle politiche nazionali di protezione e cura delle persone non autosufficienti negli anni a venire". Un progetto promosso dall' LPS che per quanto esaustivo non può più essere considerato attuale perché sono cambiate profondamente le politiche del Welfare. Noi come ogni altra testata giornalistica che si occupa d'informazione territoriale, interagiamo quotidianamente con le istituzioni perché ogni situazione locale presenta un panorama istituzionale accessibile. Il reperimento di dati, documenti e informazioni è relativamente semplice perché il giornalista territoriale vive la "località" che racconta, ha referenti all'interno della comunità che vive e crea ponti di raccordo tra il cittadino e le istituzioni. Il ruolo politico di Capitale d'Italia rende Roma un punto di osservazione privilegiato sulle politiche sociali in essere.


[ N.d.R. ] in underline n.d.r. sugli eventi catalizzatori che hanno condizionato il welfare romano. Dal crollo del segmento dei mutui americani con conseguente onda d'urto che investì l'Unione Europea (2008/2009) ai Controsensi di Soros che avevano previsto il ritorno della crisi su scala globale.

La crisi dei Mutue Prime americani non ha ancora investito l'Europa:

Impatto crisi:

Si torna a respirare:

  • Gennaio 2011: la Provincia di Roma approva una manovra finanziaria (non più voce diretta su bilancio) di "598 milioni di euro per promuovere la crescita economica del territorio".
La crisi torna a bussare durante l'estate e..

  • Novembre 2011: il Municipio Roma XVI esprime parere negativo sul piano regolatore sociale della giunta Alemanno a causa di ''evidenti inadeguatezze a partire dalla sua programmazione quinquennale con aggiornamenti annuali solo per i Piani di Municipio, di fatto svincolando programmazione e risorse, in un quadro confuso e poco credibile, in cui il bilancio triennale viene scavalcato da una programmazione di interventi sul welfare a cinque anni. Il Piano inoltre non fa alcun passo avanti sul tema dell'integrazione, limitandosi a dichiarazioni di principio senza alcun intervento effettivo". Bocciatura del piano anche dal Municipio Roma XI perché "si pone in un rapporto di continuità con lo smantellamento del welfare, con la negazione delle risorse ai territori, con il sostanziale abbandono delle comunità locali al loro destino, perpetrato in questi anni dal governo nazionale".

Qui le persone con disabilità rappresentano un gruppo sociale che non è considerato una priorità. La reperibilità di fondi e l'incertezza economica e politica non facilitano la situazione. E' un problema serio perché dal 1982 fino a oggi l'etica e la morale sociale hanno scoperto che non possono fare a meno del diritto alle pari opportunità delle persone diversamente abili.


[ N.d.R. ] La Giornata internazionale dei Diritti delle Persone con Disabilità deve essere celebrata con forza non fosse altro perché c'è un Welfare moderno tutto da reinventare.
La mancanza di fondi rende impraticabile la via di uno Stato garante e portavoce di politiche sociali dedicate senza la partecipazione attiva della collettività. L'incipit allora potrebbe essere quello delle banche con liquidità a rischio. Le Banche Centrali degli Stati membri dell'Unioni Europea coordinano un'azione per coprire il rischio mentre, in contesto Italia, si rivisita l' attenzione dei legislatori sulle agevolazioni profit per organizzazioni no-profit, diverse delle quali sono legate al mondo del volontariato e della solidarietà sociale. Una prima evidenza dimostrabile è che al Volontariato si sta chiedendo di coprire un ruolo che non gli compete, perché "il pubblico si sente rassicurato e spinto a imitare i volontari, quindi a partecipare e svolgere attività".

10/11/2011 | Dall'allerta di Striscia all'inchiesta OIPA, fino alla denuncia alla procura del canile Green Hill di Montichiari in provincia di Brescia, specializzato nell'allevamento di cani di razza beagle per conto della Marshall Farms Group Ltd a scopo di sperimentazione animale. Le misure presentate dal comitato presieduto dal Ministro Michela Brambilla e approvate dalla Commissione Affari Sociali forniranno gli strumenti necessari per applicare l'istanza di chiusura promossa dall'OIPA. In tutta la vicenda risalta l'inadempienza reiterata nel tempo delle normative previste dal decreto legislativo 116/92 in materia di protezione degli animali utilizzati a fini sperimentali o ad altri fini scientifici.

Green Hill 2001 S.r.l. di Montichiari (Brescia) è una delle società italiane categorizzate in Zootecnia, vale a dire: un centro di sperimentazione e riproduzione animale che dovrebbe studiare l'evoluzione e la genetica degli animali d'allevamento favorendo la selezione delle migliori specie e razze a livello riproduttivo. Una società operante in Zootecnia è vincolata ad un solo principio, quello della Giurisprudenza nazionale per l'utilizzo di animali ai fini di ricerche scientifiche. In Italia il decreto legislativo 116/92 avrebbe dovuto stroncare all'origine la vicenda Green Hill. Lo scandalo dei beagle allevati per morire in laboratori di ricerca europei ha un casus belli scatenante individuabile nelle mancanze di un decreto ormai anacronistico e nell' inadempienza delle sue norme, oltre a quelle della Circolare 8/94 del Ministero della Sanità, che ha permesso alla Green Hill di fatturare malgrado fosse teoricamente fuorilegge. Acquisita dalla Marshall Farms Group Ltd (Nord Rose, News York USA) - specializzata nell'allevamento commerciale di animali, nelle biorisorse per la ricerca biomedica basata sulla ricerca in vivo, oltre che in alimenti e accessori per animali - la Green Hill di Montichiari è al centro di una bufera legale che recentemente ha trovato nel Ministro del Turismo Michela Vittoria Brambilla l'alleato che mancava e che può fare la differenza nella difesa dei diritti dei beagle allevati nel complesso Green Hill.
All'alba di Venerdì 14 Ottobre 5 attivisti del Coordinamento Fermare Green Hill salgono sul tetto di uno dei capannoni del lager di Montichiari, per porre l'attenzione su ciò che accade in questo luogo e in tutti i laboratori di vivisezione. Questo allevamento "produce" ogni anno oltre 3000 cani di razza beagle per gli stabulari da cui attingono i vivisettori per i loro tavoli operatori.
Il 20 ottobre 2011, il comitato ministeriale per la creazione di un' Italia Animal Friendly presieduto dal Ministro Brambilla, ha ottenuto l'approvazione dalla Commissione Affari Sociali della Camera dell'emendamento che correggerà gli errori presenti nella direttiva europea 63/2010. "Non si può dare ospitalità in Italia a una fabbrica di morte" - spiegava a Uno Mattina Michela Vittoria Brambilla. L'approvazione dell'emendamento non significa l'immediata messa in atto di nuove normative: "L’emendamento ieri presentato" - riporta un'interessante analisi dell'Agenzia Stampa GeaPress - "deve ora passare al vaglio di numerosi organi parlamentari. Fatto, questo, che richiederà un appoggio concreto da parte del Governo. Difficile, però, che ciò si realizzerà completamente". Tra gli ostacoli maggiori "le lobby della sperimentazione animale innanzi tutto, sia mediche che industriali" e una mancanza di sensibilità sociale sul tema delle sperimentazioni sugli animali anche da parte di esponenti di spicco delle istituzioni, come "quando il Ministro Sacconi ed il Ministro Fazio sono andati ad inaugurare, il tre ottobre scorso, i nuovi laboratori con annessi stabulari della Chiesi Farmaceutici, a Parma". Resta il fatto dell'importanza del passo compiuto, reso possibile grazie a una contingenza di fatti. Il caso Green Hill, portato all'attenzione da Striscia la Notizia 9 mesi prima e diventato fascicolo dell'indagine condotta dall'organizzazione non governativa OIPA - Organizzazione Internazionale per la Protezione degli Animali affiliata al Dipartimento per la Pubblica Informazione dell'ONU (DPI-ONU) - ha dato una spinta emotiva importante per l'approvazione delle nuove misure a tutela dei diritti degli animali utilizzati per fini sperimentali/scientifici. La prima conseguenza è stato l'esposto presentato dall'OIPA Italia alla Procura della Repubblica: "L'istanza segue la perquisizione che le guardie zoofile OIPA, su mandato della Procura della Repubblica di Brescia hanno effettuato il 30 settembre scorso" - si legge nel comunicato ufficiale dell'organizzazione. Il fine dell'indagine era quello di "compiere approfonditi accertamenti sullo stato di detenzione dei 2500 cani", lavoro che è stato svolto "dietro le quinte al fine di poter controbattere con argomenti concreti e sul piano legale a quanti avevano dichiarato che all’interno dell’allevamento era tutto in regola". Le parti chiamate in causa dall'istanza sono sia il Sindaco di Montichiari che il Ministero della Sanità.
L' istanza di chiusura presentata dall'OIPA Italia Onlus riporta un refuso (?) nella ragione sociale della Green Hill, denominata Green Hill 2010 Srl invece di Green Hill 2001 Srl. Poco importa anche se fosse il contrario. E' ininfluente ai fini del valore del documento prodotto, considerati i riferimenti: al procedimento penale a carico dell'Amministratore Unico Ghislane Rondot, anche manager della Marshall BioResources Europe; agli accertamenti effettuati il 30 Settembre 2011 insieme alla Polizia Giudiziaria del Corpo di Polizia del Comune di Montichiari; alla presenza del numero di protocollo univoco che assegna identità precisa alla Green Hill in oggetto.
L'OIPA Italia ha portato all'attenzione "violazioni penali, ora al vaglio del Magistrato titolare, Dott.ssa Lara Ghirardi, e violazioni al Decreto Legislativo n.116/92 e alla Circolare del Ministero della Sanità n.8 del 22 aprile 1994" e per voce del suo presidente, Massimo Comparotto si auspica che che "l'istanza di chiusura venga valutata con la dovuta serietà dal Sindaco di Montichiari o dal Ministero della Salute". Il motivo di questa forte dichiarazione sta nelle inadempienze alle normative che si sono protratte nel tempo.
Riguardo il Decreto Legislativo 116/92 Le violazioni riscontrate da OIPA Italia, e video documentate in parte anche da Striscia La Notizia riguardano diversi degli articoli del decreto, gruppo di cui non fanno parte quelli evidenziati a seguire:
  • Articolo 3, comma 2: Gli esperimenti su animali delle specie elencate nell’allegato I possono aver luogo soltanto su animali da allevamento e negli stabilimenti utilizzatori autorizzati: per quanto riguarda primati non umani, cani e gatti, è necessaria anche l’autorizzazione prevista dall’art.8, comma 1, lettera b).
  • Articolo 8: Il Ministero della Sanità, sentito l'Istituto Superiore di Sanità, su domanda, può autorizzare [...] comma 2, lettera b: esperimenti su primati non umani, sui cani e sui gatti soltanto quando obiettivo siano verifiche medico-biologiche essenziali previste dalla Farmacopea Ufficiale, da linee guida validate da organismi tecnico-scientifici nazionali o internazionali, limitatamente ad attività di ricerca di rilevante ed urgente interesse socio-sanitario e qualora altri animali non rispondano agli scopi dell’esperimento.
Il prodotto delle attività della Green Hill porta comunque alla sofferenza e alla morte di animali, perché nati e allevati esclusivamente per soddisfare le richieste di una filiera che dall'indigenza delle gabbie li porterà qui, senza respiro.
© Animal Video Community laverabestia.org » Fermare Green Hill
E' anche vero che le attività di ricerca correlabili alla sperimentazione animale iniziano dal processo di selezione genetica, forzata dall'allevatore, per rispondere ai criteri richiesti dai committenti. Secondo noi, la selezione forzata sui beagle di allevamento per fini scientifici rientra nelle specifiche all'Articolo 3, comma 2 alla voce "esperimenti": allevamento, commercializzazione e sperimentazione sono tre fasi di un unico insieme di procedure definenti, tutte insieme, l'attività sperimentale sugli animali. E' quanto si evince anche dai contenuti della circolare ministeriale. Per l'allevamento Green Hill però c'è un ricorso storico che dimostra un'attinenza stringente all'Articolo 3: "Stefano Villa, nell' impossibilità di continuare i test tossicologici sugli animali ha ammesso di doversi rivolgersi a un centro in Lombardia, in possesso dei requisiti di legge" - riportava Il Corriere della Sera del 20 Settembre 2002 in un articolo di Emilio Nessi - "Come appunto la Green Hill di Montichiari". La frase seguente è sconcertante quanto il precedente riferimento ai fantomatici requisiti di legge presenti nel decreto 116/92 sufficienti, secondo l'articolo del Corriere, ad avvallare ipse facto quei test tossicologici nella Regione Lombardia: "Non siamo stati ancora contattati - risponde l' amministratore - e non so se saremo in grado di far fronte alla richiesta". Stefano Villa è uno dei direttori della Research Toxicology Centre SpA la cui carta dei servizi non sembrerebbe avere tra le priorità quelle "attività di ricerca di rilevante e urgente interesse socio-sanitario" previste nel succitato comma: "La RTC, Research Toxicology Centre SpA è un'organizzazione di ricerca a contratto specializzata in studi tossicologici non clinici richiesti per la International Drug Registration e per la Notification of Chemical Substances". Dunque, il team della RTC è specializzato in studi di routine senza escludere l'eventualità di contratti atti a soddisfare richieste specifiche per progetti complessi e innovativi, alcuni dei quali potrebbero rientrare nelle eccezioni del decreto ma solo previa autorizzazione del Ministero della Sanità. Riguardo la Circolare del Ministero della Sanità n.8 del 22 aprile 1994 La circolare iniziava con la constatazione che il decreto 116/92 aveva profondamente modificato le regole dell'utilizzazione degli animali in ricerche scientifiche, introducendo un regime di autocontrollo a carico di qualsiasi persona fisica o giuridica che sia pubblica o privata. Di seguito si evidenziano i passaggi violati secondo l'istanza presentata dall'OIPA.
  • Posto che fine della legge è garantire il benessere dell'animale, oggetto di essa è l'attività sperimentale come insieme di procedure, tecnologie ed attitudini professionali che si esplicano dall'allevamento, commercializzazione e mantenimento dell'animale alla sperimentazione in senso stretto, in modo da dare i seguenti risultati: riduzione degli esperimenti, riduzione del numero di animali utilizzati, riduzione al massimo possibile della sofferenza.
  • Il progetto e l'attività di ricerca sono nel merito scientifico del tutto indipendenti. Le attività di' ricerca. non tutte ma soltanto quelle in cui è consentito l'uso dell'animale art. 3, comma I -, entrano nella disciplina della legge pcr il riflesso che hanno nella scelta della procedura sperimentale.
  • In relazione al tipo di struttura, al numero ed alle specie animali stabulate ed alla natura delle ricerche, ogni stabilimento deve avvalersi di personale qualificato in numero sufficiente ad assicurare il benessere ed il controllo degli animali, l'adeguatezza delle attrezzature e l'idoneità dell'ambiente in cui vivono (articoli 4, 5, 10, 11 e 12).
  • Compatibilmente con il tipo di struttura, il responsabile si avvale di tecnici, in numero adeguato, addetti alla cura ed al trattamento degli animali ed alla sanificazione degli ambienti e di tecnici addetti alla manutenzione degli impianti. È cura del responsabile promuovere e consentire l'aggiornamento e la formazione professionale del personale tecnico e sanitario.
La circolare riporta altri punti oggetto dell'istanza di chiusura richiesta dall'OIPA, come ad esempio quello riguardante l'obbligo di un registro aziendale..
  • Il responsabile dello stabilimento d'allevamento, fornitore od utilizzatore, deve annotare in apposito registro, costituito da un numero noto di fogli numerati progressivamente, gli animali presenti ed i relativi movimenti.
  • Se trattasi di stabilimento d'allevamento (art. lì, comma I) verranno annotati il numero degli animali nati, morti e di quelli forniti, il contrassegno di identificazione (numero di lotto od altro per piccoli animali da laboratorio, matricola od altro marchio per cani, gatti e primati non umani) e la specie, nonché le date, e per quelli forniti nome. e indirizzo del destinatario. Gli stabilimenti fornitori annoteranno pure i dati dell'allevamento di provenienza. Il registro, vidimato dall'autorità comunale, deve essere conservato presso lo stabilimento per tre anni almeno.
Queste sono alcune delle ragioni per cui l'OIPA ha richiamato comune e ministero alle assunzioni di responsabilità che iniziano dal momento in cui si concedono le autorizzazioni necessarie all'esercizio di un'attività oggetto del decreto e della conseguente circolare..
  • La concessione delle autorizzazioni all'esercizio di stabilimento d'allevamento o fornitore è disciplinata dall'art. 10 che ne attribuisce la competenza ai comuni, mentre gli stabilimenti utilizzatori devono essere preventivamente autorizzati dal Ministero della sanità, a norma dell'art. 12.
.. e arrivano alle spettanze sui controlli per assicurarsi che l'attività non contravvenga alle normative in essere.
  • I controlli e le ispezioni degli stabilimenti utilizzatori spettano al Ministero della sanità sulla base dell'art. 6 della legge n. 833/1978, e per effetto degli articoli 7, 8, 9,12 del decreto legislativo in questione.
Se OIPA Italia confida nella serietà delle parti chiamate in causa per far scomparire il campo di concetramento dei beagle, le associazioni sensibilizzate dal caso Green Hill e i cittadini italiani, riuniti in gruppi spontanei, confidano nelle misure approvate che offrirebbero strumenti politici e legali senza precedenti in Italia. "Le nuove misure impediranno una volta per sempre l'allevamento in Italia di animali da vivisezione. Permetteranno l'erogazione di finanziamenti e incentivi per lo sviluppo di metodi alternativi alla vivisezione, più sicuri perché il modello sperimentale animale è diverso da quello dell'uomo" - dichiarava il ministro Brambilla sempre a Uno Mattina. Alcuni dei paletti previsti dalle misure approvate però erano già presenti nelle normative evidentemente mal applicate fino ad oggi. Due esempi: il divieto di utilizzare animali in applicazioni didattiche se non in casi eccezionali; l'obbligo di procedere solo previa autorizzazione del Consiglio Superiore di Sanità riguardo all'utilizzo di cani, gatti e primati in attività sperimentali costituite dall'insieme di tutte le fasi della filiera: allevamento -> vendita -> sperimentazione. L'obiettivo confermato dal ministro Brambilla è quello di arrivare ad "abolire per sempre la vivisezione" - possibilità conseguibile solo "favorendo nel nostro paese la diffusione di una nuova cultura di tutela e rispetto degli animali e dei loro diritti": il manifesto dell' Italia Animal Friendly. Il percorso di sensibilizzazione sociale è ancora molto lungo. E' un percorso ancora lungo se è stato permesso alla Green Hill di continuare l'attività anche in mancanza del registro aziendale che avrebbe dovuto riportare la vidimazione dell'autorità del comune di Montichiari. E' un percorso ancora lungo:
  • se la cronaca riporta le devianze di una "persona" colta sul fatto appena dopo aver consumato lo stupro di una cagnetta beagle: "Secondo indiscrezioni pervenute a GeaPress la difesa di Silvano Atzeni tenterà il rito abbreviato condizionato al risultato della perizia psichiatrica".
  • se un cane viene seppellito vivo nel bresciano per soddisfare il sadismo di un balordo, restando sotto un sudario di detriti per 40 ore prima di essere salvato dagli agenti ed essere tradotto al canile di Desenzano del Garda per cure e assistenza indefinita, visto che il mostro che l'aveva seppellito era il suo padrone.
  • se si pensa ad aziende come la Marshall Farms Group Ltd, proprietaria della Green Hill di Montichiari, che adeguandosi alle mancanze e alle lacune della burocrazia italiana ha impresso il suo marchio sul destino di decine di migliaia di cani: la stessa Marshall che fu oggetto nel 2001 di un raid dell'Animal Liberation Front; la stessa Marshall segnalata dalla PETA U.K. il 29 agosto 2011: "B&K Universal con sede in Yorkshire è di proprietà della Marshall Farms di New York, più volte citata per violazione dell' Animal Welfare Act. B&K ha richiesto l'autorizzazione per aprire una nuova struttura di canili coperti. La struttura avrebbe due scopi, uno riproduttivo e uno di allevamento e vendita ai laboratori di ricerca per l'uso dei cani in test di tossicità dolorosa e in altri esperimenti forse simili a quelli condotti presso il laboratorio di servizi professionali e di ricerca su cui PETA aveva indagato l'anno scorso".
La Marshall Farms Group Ltd lavora così. S'insedia in un territorio, acquisendo o fondando società registrate nel Paese da cui intende fare affari. Lo fa dopo avere valutato il potenziale business del territorio, il che tradotto significa (in questo caso) l'individuazione dei limiti legali (se non sociali) a livello locale e nazionale. Non c'è etica, solo la mercificazione di vite violate.
Questa è la Green Hill 2001 Srl: una macchina che macina vite giorno dopo giorno, un'idea di progetto che vorrebbe Montichiari come prima fattoria europea per l'approvvigionamento della sperimentazione animale orientata sulla ricerca in vivo. Nel video si fa riferimento tra l'altro al fatto che dalla visura della Green Hill 2001 Srl non risulterebbe alcuna correlazione tra la Hill e la Marshall.
Sempre nel video però si dimostrava come la Marshall avesse marcato con il suo logo l'allevamento lombardo presente nella sezione Global Facilities » Europe. La pagina in questione - come tutte le pagine non incluse nelle sezioni "About Marshall", "Animal Welfare", "Benefits of Animal Research" e "Site Map" - ad oggi applica redirect in area riservata "a causa della natura confidenziale di alcune delle informazioni e background di riferimento presenti sul sito". Il form di registrazione dovrebbe chiamare trasparenza ?
Segue il codice dell'autorizzazione sindacale - rilasciata dal Comune di Montichiari il 13 Novembre 2008 con numero di protocollo 36451/2008 - che l'autorità comunale è invitata a ritirare per impedire alla Green Hill di continuare a operare su territorio italiano. L'invito è quello di utilizzare queste informazioni per sollecitare la decisione del Sindaco di Montichiari inviando una mail all'indirizzo PEC [email protected] Gentile Sindaco di Montichiari, Con la presente la invitiamo ad adoperarsi per procedere al ritiro dell'autorizzazione (numero di protocollo 36451/2008) rilasciata il 13 novembre 2008 dal Comune di Montichiari all'allevamento Green Hill 2001 S.r.l. con sede al numero 6 di Via San Zeno, 25018 Montichiari (BS), a fronte degli esiti prodotti dalle recenti attività di Polizia Giudiziaria per altro confermati anche dalle riprese effettuate da Striscia La Notizia e dalle documentazioni prodotte dall'OIPA Italia Onlus. Cogliamo l'occasione anche per rammentarLe CHI è un beagle. Il cane di razza beagle è il protagonista involontario di una storia di cui avrebbe fatto volentieri a meno. Dalla scheda tecnica prodotta dall'ENPA, Ente Nazionale Protezione Animali: > - Green Hill insegna che il discorso è ancora attuale qui in Italia - > Lo sfruttamento di questa specie animale DEVE finire.

02/11/2011 | Infrastrutture, tecnologia e informatizzazione delle nuove generazioni. Dieci anni di sviluppo sul territorio che hanno portato una nazione di quattro milioni di chilometri quadrati con media di 250 abitanti per km quadrato a non mancare al suo nuovo appuntamento con il futuro. Tablet Low Cost per una tecnologia nata in una delle nazioni con i redditi nazionali pro capite più bassi al mondo. Aakash è il nuovo progresso sulla direttrice sviluppo perseguita dal governo indiano.

In occidente la corrente di pensiero che inquadra la crisi come opportunità è accolta a volte con una scrollata di spalle, altre volte con una buona dose di scetticismo o di sospetto. In India dove le crisi esistono dalle occupazioni dell'Impero britannico, il concetto è consolidato e non perde tempo con il cinismo occidentale: Kapil Sibal, Ministro per lo Sviluppo delle Risorse Umane, ha presentato Aakash alla nazione e al mondo. E' un tablet che monta lo stesso sistema operativo Android utilizzato dai Samsung con caratteristiche tecniche che non hanno nulla da invidiare ai prodotti affermati. La differenza la fa il prezzo di lancio, 60 dollari che diventano 35 per gli studenti.

Aakash Tablet UbiSlate tech powered by Datawind

Scrive il nostro Raffaele Tostini: "Immaginate che vi si chieda di informatizzare a sufficienza la popolazione studentesca, diffondendo tecnologia ad un prezzo accessibile e sopportabile per le casse dello Stato. Starete già pensando: 'facile! Si potrebbe distribuire un Tablet commerciale a un prezzo competitivo, dai 300 ai 400 dollari per dispositivo'. Tutto qui? Bene, allora lasciate stare. In India ci sono amministratori ben più efficienti di voi".


La presentazione ufficiale del tablet Aakash, durante la quale il dispositivo è stato distribuito a cinquecento tra bambini e ragazzi.



Il tablet Aakash fa parte della missione nazionale sull'educazione indiana all'ICT ed è stato il prodotto di un processo in tre fasi iniziato con l'assegnazione all'Indian Institute of Technology di Jodhpur (ITT Rajasthan) dell'incarico di procurarsi e testare progetti basati sulle specifiche richieste dalla missione.

L'IIT Rajasthan ha dato seguito a una gara pubblica per valutare le offerte e verificarne l'ammissibilità in base alle condizioni specificate nel bando di gara. Le proposte ammissibili sono state passate al vaglio di un comitato tecnico di valutazione composto da docenti universitari ed esperti di settore. Le più idonee sono state sottoposte ad una commissione di valutazione finanziaria a cui è spettato il compito di dichiarare l'offerta vincitrice. L'azienda proponente che ha ottenuto l'appalto è stata coinvolta poi in una trattativa ulteriore, come da norme governative, per definire il prezzo definitivo che non include alcuna sovvenzione da parte del governo indiano. Aakash verrà distribuito agli studenti attraverso le istituzioni scolastiche in cui sono iscritti.

Codename Ubislate, Aakash è il risultato di sforzi congiunti tra il governo indiano (n.d.r. Ministero dello Sviluppo e delle Risorse Umane, MHRD) e l'azienda britannica Datawind Ltd., asset specializzata nello sviluppo di dispositivi wireless e relative piattaforme di distribuzione, che ha introdotto la tecnologia tablet nel continente indiano. "Aakash è un prodotto assolutamente Made In India" - dichiara il Co-founder e CEO di Datawind, Suneet Singh Tuli - "La cui realizzazione è stata possibile grazie alla tecnologia datawind e alla fiducia del governo indiano. Ringrazio entrambi per l'opportunità che mi hanno dato. Il nostro obiettivo è quello di fornire un prodotto con le stesse caratteristiche di quelli commerciali ad un costo inferiore e poi di migliorare le funzionalità del prodotto allo stesso costo". Un prodotto fondamentale per la direttrice sviluppo perseguita dall'India, una nazione che ha ancora seri problemi da affrontare in seno alla sua società: l'organizzazione in caste aumenta le differenze tra i ricchi per diritto di nascita e chi ha natali più umili. "I ricchi hanno accesso al mondo digitale da cui è stata esclusa il resto della popolazione indiana. Aakash vuole mettere la parola fine a questo digital divide" - le parole del Ministro Kapil Sibal al lancio del tablet low cost confermano le strategie di sviluppo di cui il governo indiano si è fatto garante dal 2006.

Tre anni più tardi il cambiamento di rotta verso le nuove direttrici promosse dall'avvento della tecnologia cloud di nuova generazione, immaginata nella sua nuova veste soprattutto dalla visione dello scomparso fondatore dell'Apple Steve Jobs, a cui va dato atto di aver ribaltato il concetto di cloud presistente e di aver condiviso con il mondo la realtà di una tecnologia senza compromessi che afferma il computer come device.


a Aakash Tablet Review
World's cheapest tablet Aakash
CNN-IBN LIVE

Quasi senza "cornice" oltre quello schermo di sette pollici, Aakash è sia il tablet più economico che uno dei più piccoli al mondo. Ideato per contrastare il digital divide indiano, molto sentito tra gli studenti, Aakash dichiara i suoi intenti verso i suoi clienti di riferimento offrendo supporto nativo alle pen drive (penne digitali).


Una nota di colore sul modo in cui il mondo ha accolto Aakash. Il Cielo (significato letterale della parola "Aakash" in hindi) è Sakshat per buona parte della stampa specializzata.
Per la precisione: "The Sakshat Android tablet" o "codename: Sakshat".

Sakshat (che in hindi significa "macroscopico", meglio tradotto in "davanti ai tuoi occhi") è un nome reale sulla ribalta delle cronache dal 2009, l'anno che l'India aveva dedicato al suo sogno informatico più ambizioso: il computer da 10 dollari a pezzo, anticipato da aspettative esagerate e poi disilluse. Non c'era la tecnologia adatta per realizzare il sogno secondo le aspettative del mondo, cosa che oggi c'è grazie al Cloud.


[ N.d.R. ] Sakshat, The National Mission on Education through ICT (NME-ICT), è una divisione dell'MHRD sotto il diretto controllo del Ministro per lo Sviluppo delle Risorse Umane che ha il compito di promuovere e diffondere l'ICT tra le nuove generazioni indiane. Aakash deve essere considerato un prodotto Sakshat nella misura in cui s'identifica l'appartenenza del tablet a quei progetti fortemente voluti dall'MHRD per abbattere il digital divide indiano.

Tutto considerato, NON FA SORRIDERE la corsa alla notizia di testate telematiche che, pur di pubblicare notizie di primo pelo, si perdono per strada il vero nome del tablet e che, nel chiamarlo Sakshat, lo accreditano alla produzione di un'omonima fantomatica azienda indiana che continua a proporre "miracolosa" tecnologia low cost.

Il più importante riconoscimento ottenuto dal tablet Aakash arriva dall'applauso della Banca Mondiale: "Con così tanti problemi difficili da risolvere per l'istruzione in India, sono stato impressionato da ciò che il signor Sibal ha messo in atto con la sua visione e per aver guidato il Paese al raggiungimento di una crescita continua per la prosperità" - scrive Saori Imaizumi, operativa nell'Education Team dell'Unità Human Development impegnata nelle Regioni dell'Asia meridionale, sul blog WorldBank End Poverty in South Asia.


[ N.d.R. ] L'avventura indiana nello sviluppo di infrastrutture atte a supportare la tecnologia necessaria per il progresso di un paese emergente inizia, formalmente, quando l'India divenne la nazione guida della World Trade Organization (WTO) per le sue caratteristiche di ponte naturale tra i mercati del Sud-est asiatico e il mercato cinese. Le sue caratteristiche geopolitiche hanno reso l'India il primo catalizzatore di business in area WTO.

Era il 2006 ..

  • Intruder del 21 Aprile 2006 - [...] Il WTO rappresenta per l'India una risorsa di Relation Business fondamentale, che permette al Paese di proporsi ovunque con i propri Beni. Il WTO rappresenta il punto di riferimento a cui ruota l’analisi socio-economica indiana. Con il ridimensionamento degli interessi d’investitori UE nell'ultimo biennio (Impatto Euro), e con la conduzione di un B2B artigianale non più supportato adeguatamente dagli interessi del Governo, l'India si è assestata su un rendimento economico (estero) costante e sufficientemente solido per supportare disegni di politica economica più vasti, con interessi dichiarati nell’Area Thailand, Vietnam, Cina, non come concorrente diretto, ma come Business Partner qualificato dalla propria posizione WTO [...] Gli investitori esteri hanno però modificato gli interessi nel Paese, diversificandoli ed adattandoli alla Realtà del Paese: non più Business indirizzato a sfruttare le Fabbriche e le Materie prime indiane, ma Business commerciale diretto sia allo sfruttamento delle Materie Prime che al Sociale, coprendo quelle Aree d'interesse scoperte quali, ad esempio, il Settore delle Assicurazioni con l’arrivo dei Grandi Gruppi Assicurativi, grazie soprattutto alla flessibilità delle Leggi che regolamentano l’investimento di capitali esteri. Questa diversificazione d’interessi ha lo scopo di favorire la crescita del Terziario necessario per la pianificazione di un Business to Nation in grado di sostenere e supportare adeguatamente gli interessi indiani in UE e quelli dei Partners "silenti" come ad esempio il Vietnam e, conseguentemente, la Cina [...] Questo ruolo è supportato da forti investimenti nel ramo delle telecomunicazioni e dell’Information Technology, Il Settore dei Servizi oggi garantisce da solo la metà del PIL nazionale, un settore dove la presenza pubblica è ancora consistente (soprattutto nelle Banche), permettendo al Governo di monitorare e guidare lo sviluppo economico verso posizioni politicamente gradite [...]

L'adeguamento dello scacchiere indiano alla "nuova generazione" d'investimenti e d'investitori ha coinvolto negli ultimi 5 anni anche le istituzioni governative, partendo dagli assetti bancari necessari a controllare il conseguente movimento d'ingenti capitali necessari alla messa in opera delle infrastrutture necessarie al progetto sviluppo.

  • Intruder del 25 Luglio 2006 - [...] L'azienda ha ottenuto il Visto per i propri delegati/rappresentanti. Arriva in India e inizia a muovere business. E' il momento della firma del contratto e del pagamento della fornitura alla company indiana. Entrano in gioco altre "regole d'ingaggio". La più importante è quella che regolamenta il flusso di denaro. Ogni pagamento/accredito effettuato è monitorato dalla State Bank of India, il cui unico referente locale è il Governo stesso. Nel caso del pagamento di merce, questo deve essere dimostrato almeno da una Lettera di Credito vincolante che garantisce tanto la trasparenza della transazione quanto la "resa merci", ad esempio nell'eventualità in cui il contratto non venga onorato. E si arriva alla transazione di denaro. La moneta commerciale è il dollaro. Ogni transazione passa attraverso un canale intermediario statunitense. Per spiegarci: un'azienda italiana paga la fornitura tramite banca italiana, il denaro viene "filtrato" da una banca USA (tra le più utilizzate JP Morgan e American Express Bank) e quindi raggiunge il conto dell'azienda indiana fornitrice. Adesso forse sono più chiari report tipo Utili da record per JP Morgan e Bank of America, che sottolineano il dinamismo delle banche americane. Dove? Mercati emergenti (India, Vietnam, Thailandia, tanto per dirne tre). [...]